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Cannaregio, 3384/b Campo dei Mori 30121 VENEZIA |
+39
041 5244424 P.IVA 02943220364 |
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Lo Spazio Arte dei Mori ha il piacere di ospitare
Accade/Mutazione contemporanea presenta
geografie impossibili
Bodo Gaston Böhm Dritan Hyska
a cura di Daniela Ambrosio
inaugurazione giovedì 27 novembre ore 18,30
open 27-30 novembre e 5-7 dicembre 2008 venerdì 15.00-18.00 sabato e domenica 10.00-13.00 e 15.00-18.00
Nella vita liquida e nella società liquido-moderna, gli spazi nei quali l’uomo si ritrova a vivere mutano continuamente: la città e la natura stessa modificano le proprie sembianze; i confini diventano sempre più instabili e incerti, mutevoli ed evanescenti. Nella dimensione contemporanea non è solo l’uomo ad assumere un carattere liquido, ma anche il “paesaggio” – naturale o artificiale – all’interno del quale egli vive, a subire incessanti alterazioni.
Le geografie impossibili sono quelle realtà che, colte dalla mutevolezza della società contemporanea, generano spazi in continuo movimento, dimensioni impossibili, se non, talvolta, irreali e addirittura fantastiche.
Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Veneto, promosso dall'Associazione Culturale Attivarte in collaborazione con Galleria A+A - Centro Espositivo Pubblico Sloveno, Assessorato alle Politiche Giovanili e alla Pace del Comune di Venezia, GAI - Archivio Giovani Artisti Italiani del Comune di Venezia, Fondazione Bevilacqua La Masa, Accademia di Belle Arti di Venezia e Galleria Contemporaneo di Mestre.
Attivarte
associazione culturale no
profit
www.attivarte.org |
Bodo Gaston Böhm rappresenta, attraverso una pittura asciutta, minimale, una natura lontana, arcana: i luoghi da lui evocati non hanno mai assistito al passaggio di un uomo, né forse ci sarà mai individuo a metter piede su questi territori incontaminati. Egli crea mondi che sembrano appartenere ad un’ altra dimensione, a un universo misterioso, distante, fatto di superfici che ricordano porose e sconosciute aree lunari, frammenti che esulano dalla realtà umana e che rivelano l’enigmatica inquietudine di spazi disabitati.
Dritan Hyska dipinge paesaggi artificiali in cui dominano, con la loro imponente immobilità, le strutture urbane: palazzi abbandonati, strade deserte, garage vuoti e avvolti da atmosfere spettrali. I luoghi rappresentati dall’artista albanese diventano sintesi inquietante di una metafisica assenza, gusci di cemento armato che raccontano, con algida immediatezza, la tragica essenza dell’uomo moderno. La città appare come uno scheletro eroso dal tempo, un geometrico e grigio contenitore adatto a ospitare una umanità distratta: i luoghi destinati al frenetico passaggio dell’uomo si svuotano completamente per far posto ad una silenziosa e svelata alienazione. Lo spazio urbano, sintesi perfetta della natura che si fa artificio, appare come organismo mobile, in imprevedibile e incalzante trasformazione. |